RASSEGNA STAMPA

CORRIERE FIORENTINO 18 LUG 2020

In taxi al ristorante con il viaggio di andata praticamente gratis

In taxi al ristorante con il viaggio di andata praticamente gratis. Da oggi utilizzando le autobianche della cooperativa 4390 i fiorentini potranno andare in uno dei tanti ristoranti associati aRistoratori Toscana ad un prezzo fisso: 10 euro, indipendentemente dai passeggeri. Esibendo alristoratore la ricevuta del taxi 4390, il cliente avrà uno sconto di 5 euro sul costo della cena. Seanche per il ritorno deciderà di prendere un taxi 4390, il tassista applicherà un ulteriore sconto di5 euro sulla corsa. Di fatto, dunque, il risparmio totale, tra i 5 euro del ristoratore e i 5 del tassista, sarà di 10euro, pari all’importo del viaggio di andata. «Stiamo facendo tutto il possibile per sostenere lanostra categoria. Martedì scorso siamo stati a Roma, davanti a Montecitorio, per un presidio. Andremoavanti con la mobilitazione a tutela dei ristoratori, tenendo anche in forte considerazione l’esigenzadi una città che è stata messa in ginocchio dalla pandemia e cercando l’unione di tutte le categorieper fare il bene di Firenze», sottolinea Pasquale Naccari, presidente associazione RistoratoriToscana. «È un accordo importantissimo, che viene sottoscritto in una fase straordinaria. Abbiamodeciso di rispondere all’accorato appello che i ristoratori ci hanno rivolto, visto il grave momentodi crisi che colpisce loro e anche la nostra categoria, che sta lavorando con perdite di fatturatosuperiori al 70% rispetto al periodo pre-Covid», spiega il presidente del 4390 Taxi Firenze, LucaTani. Il progetto tra i tassisti e i Ristoratori Toscani è nato dopo vari incontri e per trovare unasoluzione a questa pesante crisi post Covid che sta mettendo in ginocchio il settore dellaristorazione fiorentina e le cooperative dei tassisti.

ANTONIO PASSANESE

CORRIERE FIORENTINO 26 LUG 2020

L’allarme dei ristoranti toscani: in bilico 25 mila posti di lavoro

Hanno pagato in parte l’affitto, ma non è bastato. A due ristoratori del centro di Firenze sono giàarrivate le richieste di sfratto. Una vera e propria mazzata che si abbatte su una categoria in gravedifficoltà a causa dell’emergenza Covid. A denunciare la «situazione sempre più complicata» sono iRistoratori Toscana, gruppo nato spontaneamente durante il lockdown e al quale nel giro di pochissimotempo si sono uniti 9 mila imprenditori, per un totale di 13 mila ristoranti.

Secondo l’indagine realizzata dall’associazione, e basata su interviste agli imprenditori dellaristorazione, il 90% dei contattati, se non ci fosse il blocco, sarebbe pronto a licenziare.

A rischiare il posto sono 25 mila dipendenti in Toscana, di cui 6 mila a Firenze. La perdita difatturato rispetto all’epoca pre Covid è mediamente del 75%, con picchi oltre il 90%.

Solo il 10% dei ristoratori ha avuto inoltre gli aiuti sopra i 25 mila euro, mentre la cassaintegrazione di marzo e aprile è arrivata all’80% delle imprese del settore.

Con la riapertura, soloil 35% dei lavoratori è stato richiamato a lavoro.

«Previsioni foschissime. Chiediamo a gran voce un anno bianco, con rinvio al 2021 di tutte le scadenzefiscali. Altrimenti non riusciremo a sopravvivere», afferma Pasquale Naccari, portavoce del gruppo. Ilproblema numero uno, spiega, «è la mancata erogazione del credito da parte delle banche, che primahanno mandato segnali d’apertura e poi hanno fatto dietrofront».

«Chiediamo un urgente accesso al credito. Non possiamo continuare a raschiare il fondo del barile. Chiè in cassa integrazione prende il 40% dello stipendio. In soldoni, si tratta di 5-600 euro al mese coiquali è impossibile andare avanti». E poi c’è il «dramma del mancato accordo sulle locazioni». Solo unristorante su cinque (20%) ha ottenuto una riduzione sul canone di affitto. A tale proposito larichiesta è quella di «fare una moratoria sulla legge Bersani per evitare almeno che chi chiude adessovenga subito rimpiazzato da un’altra attività». A livello territoriale, a soffrire di più sono lecittà d’arte, Siena, Pisa e in particolar modo Firenze. Il 65% dei ristoratori che ha partecipato alsondaggio, poi, ha dichiarato che se entro ottobre non arriveranno aiuti, saranno costretti a chiuderementre quel 35% che aveva coraggiosamente riaperto è in procinto di riabbassare le saracinesche.

Sono circa 500 i ristoranti, infine, e quasi tutti in centro storico, che chiuderanno per tutto ilmese di agosto, vista la carenza di lavoro. «Chi lavora coi turisti e collabora con gli alberghi nonce la fa a far quadrare i conti», denunciano i ristoratori che chiedono alla regione Toscana unafinanziaria ad hoc per affrontare questo momento di crisi, la cancellazione dei tributi comunali e unimpegno epr le guide turistiche completamente abbandonate dalle istituzioni.

Ma se le città d’arte soffrono, anche la costa non sorride, «con il lavoro che è concentratosoprattutto nel week-end e non basta certo a compensare le enormi perdite».

ANTONIO PASSANESE

CORRIERE FIORENTINO 13 MAG 2020

Il Tricolore e l’inno di Mameli Le due piazze della protesta

Due iniziative per chiedere un aiuto «che non è ancora arrivato». Protagonisti dei due momenti, in duediversi posti di Firenze, gli aderenti ad Assoidea, che ieri mattina erano all’Isolotto, e iristoratori, che invece hanno fatto un minicorteo in centro. Entrambe le iniziative sono state seguitedalla Digos. Ieri mattina, verso le 10, all’Isolotto una cinquantina di commercianti hanno chiestoregole chiare e certe per la riapertura dei mercati ambulanti con un flashmob terminato con unostriscione srotolato in piazza: 50 metri di tricolore. «Pronti a riaprire e farlo in sicurezza.

È più sicuro fare degli acquisti così che nelle catene dei grandi centri commerciali che sono alchiuso», spiega Alessio Pestelli, presidente di Assidea. In centro è il ristoratore Pasquale Naccari a guidare cuochi, camerieri, e titolari in una passeggiatadal Duomo fino a piazza della Signoria: oltre 300, per la polizia, le persone presenti. Tutti abraccia aperte, per mantenere la distanza, e cantando l’inno di Mameli, gli aderenti ai Ristoratoritoscani hanno portato anche alcuni striscioni con scritto «Comune, Regione, Governo, basta

chiacchiereadesso i fatti», e «dipendenti = nostra famiglia». I manifestanti non hanno voluto incontrarerappresentati delle istituzioni e politici. «Siamo stanchi delle promesse – dice Pasquale Naccari,presidente del ristoratori – stanno giocando con la nostra esasperazione ma l’equilibrio sta perfinire. Abbiamo presentato le nostre richieste l’8 marzo. Dal 2 giugno non accetteremo più nulla».

«Ci stanno chiedendo di riaprire ma non abbiamo regole chiare su come farlo – sottolineano altriristoratori -. Manca una linea guida e abbiamo sulle spalle il peso del fisco, delle bollette dapagare, degli affitti. I nostri dipendenti aspettano la cassa integrazione da due mesi». La Regionepensa di far slittare l’apertura il 25 maggio e se passeranno le linee guida Inail, i tavolo sarannodistanziati di 4 metri. «Noi vogliamo le linea guida, non importa se slitta la riapertura.Distanziamenti di 4 metri? Ci sono molte che così chiuderanno».

SIMONE INNOCENTI

CORRIERE FIORENTINO 29 APR 2020

Chiavi al sindaco, luci accese La rivolta dei ristoratori

Speravano di riaprire tra pochi giorni. E invece no, saracinesche abbassate fino al 1 giugno. Chiusida quasi 3 mesi. Certo, i ristoranti possono sempre preparare cibo da asporto, ma per molti questasoluzione è soltanto un palliativo che non permette di rientrare dentro spese che stanno diventanoinsostenibili, a fronte di entrate pari a zero.

Ecco perché stamattina, in forma simbolica, i ristoratori fiorentini andranno in

Palazzo Vecchio econsegneranno le chiavi dei loro locali al sindaco Dario Nardella. Sono 1.500 le chiavi raccolte dairistoratori su 2200 locali presenti in città (oltre duemila in tutta la regione). A portare la megacesta con i mazzi di chiavi sarà Pasquale Naccari del ristorante «Il Vecchio e il Mare» e portavocedel movimento dei ristoratori toscani, che raccoglie oltre 6 mila imprese del settore e che ieri seratutte insieme hanno acceso simbolicamente le luci dei propri locali per il flash mob di protesta«Risorgiamo Italia».

Messaggi precisi al governo. «Siamo consapevoli della situazione che il Paese sta attraversando, masiamo afflitti nel sapere che potremo aprire solo dal 1 giugno». Nello specifico, sono due le istanzeavanzate dai ristoratori, come spiegato da Naccari: «È urgente il pagamento immediato delle casseintegrazioni dei nostri dipendenti, che finora non hanno visto un euro». In seconda battuta,«chiediamo al Governo un tavolo di confronto tra istituzioni, ristoratori e proprietari degli immobiliper un supporto economico su affitti e bollette».

Il rischio concreto, secondo molti ristoratori è che «col distanziamento sociale, i locali sarannocostretti a rinunciare al 75% dei loro clienti col rischio che le trattorie piccole finiscano perdover restare chiuse».

Un primo aiuto, a Firenze potrebbe comunque arrivare dal Comune. Nardella ha annunciato che «pergarantire le distanze di sicurezza, dal 1 giugno darò tutto l’ulteriore spazio gratis per utilizzareil suolo pubblico, visto che sempre più studi scientifici affermano che all’aperto il rischio dicontagio è molto più basso». «Stiamo facendo pressioni al governo per gli aiuti – ha continuatol’assessora Del Re – e perché arrivi un segnale sul fronte degli affitti dei ristoranti: abbiamochiesto una moratoria».

Nel frattempo, le associazioni di categoria stanno organizzando un’altra protesta simbolica per il 4maggio, quando tutti i negozi e i ristoranti apriranno lo stesso con un gesto di «disobbedienzacivile», ma senza vendere o far entrare clienti. «Il titolare di una trattoria ad esempio – haspiegato Aldo Cursano, presidente Confcommercio Firenze apparecchierà un tavolo e si metterà amangiare da solo, simbolicamente, per chiedere la riapertura anticipata». E proprio su questa

richiesta, da Confcommercio Toscana è partita una lettera a tutte le Prefetture in cui si spiega cheil rischio concreto è che, aspettando così tanto, il 20% degli esercenti possa non riaprire più». Unalettera al governatore Rossi per sostenere la riapertura del 4 maggio anche da Confesercenti Toscana.E anche il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani chiede di «anticipare la riaperturaesercizi rispetto alle date nazionali». Rossi però, nonostante stia valutando tutte le richieste,sembra intenzionato a non andare oltre i decreti governativi.

JACOPO STORINI

LA REPUBBLICA 7 LUG 2020

Anche Ceccardi e Giani dalla parte dei ristoratori

Zero tasse per il 2020. Proroga della cassa integrazione. Contributi a fondo perduto. Stop affitti damarzo in poi. E la possibilità di far sedere allo stesso tavolo anche i non congiunti.

Tornano i Ristoratori Toscana e stavolta con loro ci sono pure artigiani, tassisti, partite Iva, guideturistiche, ambulanti, gestori di affitti turistici. In oltre 500 ieri in piazza Duomo sotto la sededella Regione per protestare, il leader Pasquale Naccari sale su un camioncino e annuncia « 15 milaiscritti entro l’anno » . Di una lista alle elezioni regionali, dice, « non ce ne frega nulla » , peròai candidati questo mondo interessa.

Soprattutto a Susanna Ceccardi, la leghista che viene applaudita 3 volte e per cui Naccari organizzapoi una foto con due suoi dipendenti del Gambia ignari di tutto. Lei ci fa anche un post prima difiondarsi ad Albiano Magra al ponte crollato, con-Matteo Salvini. « Il candidato del Pd non c’è, forseè a tagliare nastri. E la Regione non ha fatto nulla per le aziende » attacca Ceccardi col forzistaMarco Stella accanto. E ne ha pure per « Nardella che gira col cappello in mano». Eugenio Giani inpiazza non va ma dopo incontra i manifestanti e firma il loro manifesto: « Sono vicino a questecategorie. Serve un piano Marshall dell’Europa » , dice. Mentre Nardella rintuzza Ceccardi:«Garantisca alle imprese 49 milioni in 76 rate annue a interessi zero come ha avuto la Lega. E sidimetta da europarlamentare».

E.F.

LA REPUBBLICA 2 APR 2020

Terrore doppio: oggi sbarrati domani con tavoli dimezzati

La grande paura dei ristoranti. Adesso sono tutti chiusi, avevano chiuso anche prima del lockdownperché erano vuoti, stanno perdendo, dunque il 100% di introiti. Calcolano, se anche riaprissero primadell’estate, una perdita del fatturato 2020 sul 2019 intorno al 70%. Come spiega Pasquale

Nacari,proprietario del ristorante Il vecchio e il mare di via Gioberti, uno dei promotori del gruppo Fb cheraduna più di 1.500 ristoratori fiorentini. Spaventati dal presente ma anche dal futuro. «Perché ilmodo in cui dovremo riaprire ci costerà ancora di più che tenere chiuso e metterà in pericolo i nostridipendenti perché a quel punto non ci sarà più neanche la cassa integrazione», spiega Naccari, a ontadel motto del gruppo: “Siamo nati per assumere, non per licenziare”. Siccome dovranno rispettare ledistanze di un metro e tutti gli accorgimenti di sicurezza, «al posto di 120 coperti ne avremo 45 conlo stesso numero di dipendenti di prima, con gli stessi affitti da 20 mila euro al mese nei luoghipregiati ma già 12 mila in via Gioberti». Chi potrà reggere?, si domandano preparandosi a dire addioalle piccole trattorie senza spazi per distanziare e a non vedere entrare neanche i clienti dimezzati,«perché la persone avranno paura, pochi soldi e nessuna voglia di sedersi a distanza l’uno dall’altroin un luogo di socializzazione».

GAMBERO ROSSO 25 LUG 2020

L’allarme di Ristoratori Toscana: “o chiudiamo o ci fagocita la criminalità”

Nonostante riaperture e situazioni non drammatiche in diverse località d’Italia, specialmente al mare, sui laghi e in montagna dove la gran parte ha deciso – come previsto – di concentrare le scelte per vacanze più o meno lunghe e gite fuoriporta, ci sono luoghi dove invece gli operatori e imprenditori legati ai flussi turistici soprattutto stranieri rischiano di chiudere le attività e soffocare del tutto. Sono le grandi città d’arte come Roma, Firenze, Venezia – per citare le più famose nel mondo – dove la chiusura dei rubinetti dei flussi turistici internazionali costringe all’inattività migliaia di piccoli e meno piccoli imprenditori, ristoratori, albergatori, operatori del turismo di massa.

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FIRENZE TODAY 17 LUG 2020

Accordo tra tassisti e ‘Ristoratori Toscana’: “Contro la crisi taxi gratis per andare al ristorante”

Contro la crisi, taxi gratis per andare al ristorante”. E’ l’iniziativa (a determinate condizioni, spiegate più sotto) lanciata da 4390 Taxi Firenze assieme all’associazione ‘Ristoratori Toscana’, nata durante il lockdown e presieduta da Pasquale Naccari, noto per diverse manifestazioni promosse in città nelle ultime settimane, per chiedere meno tasse e aiuti a fondo perduto agli esercenti.

Ma come funziona l’accordo? In sostanza, utilizzando i taxi del ‘4390’ (una delle due cooperative fiorentine, l’altra è il ‘4242’), i fiorentini potranno andare a pranzo o a cena in uno dei ristoranti associati a ‘Ristoratori Toscana’ e situati all’interno del territorio comunale pagando la corsa ad un prezzo fisso di 10 euro, a prescindere dal numero dei passeggeri.

“Esibendo al ristoratore la ricevuta del taxi (appunto solo quelli del 4390, ndr), il cliente avrà uno sconto di 5 euro sul costo della cena. Se anche per il ritorno il cliente deciderà di prendere un taxi 4390, il tassista applicherà altri 5 euro di sconto sulla corsa di ritorno (che a differenza di quella dell’andata non sarà a prezzo fisso, ndr). Dunque, lo sconto totale, tra i 5 euro del ristoratore e i 5 del tassista, sarà di 10 euro, pari all’importo del viaggio di andata, con la prima corsa che, di fatto, sarà gratuita”, spiegano il presidente del 4390 e consigliere comunale della Lega Luca Tani assieme al presidente nazionale di Uritaxi Claudio Giudici e a Pasquale Naccari. In caso di sola andata in taxi, invece, rimarranno i 5 euro di sconto sulla cena.

I ‘Ristoratori’ contano in Toscana circa 2mila affiliati, di cui la metà nell’area metropolitana fiorentina. “Contiamo nell’adesione di 150/200 ristoranti a livello provinciale”, assicura Naccari (l’elenco sarà disponibile a breve su ristoratoritoscana.it). L’iniziativa partirà da domani, sabato 18 luglio. “Per ora proseguirà sine die, a seconda del successo che avrà valuteremo fino a quando continuare”, spiegano i promotori.

“Un accordo importantissimo, in un momento di crisi ancora molto grave. In lockdown abbiamo avuto il 95% di fatturato in meno ma anche adesso abbiamo cali superiori dell’80% rispetto al pre-Covid”, dice Tani.

Pesa, come su tanta parte dell’economia fiorentina, il crollo del turismo, sia sui tassisti che sui ristoratori. “Fino a marzo prossimo saremo a -50% di fatturati, poi speriamo di ripartire e poter tornare alla normalità almeno nel 2022. Anche il lavoro da casa ci danneggia, perché ci sono meno spostamenti e allo stesso tempo meno colazioni al bar o pranzi fuori”, spiega Giudici.

“Molti ristoranti sono ancora chiusi e chi ha aperto è in grave difficoltà. Le istituzioni devono ascoltarci”, aggiunge Naccari, che torna a chiedere l’azzeramento per il 2020 di tutte le tasse locali, dalla Tari (rifiuti) alla Cosap (suolo pubblico).

Su quest’ultima richiesta, visto che la Cosap è pagata anche dalle auto bianche, convergono anche i tassisti. “Il suolo pubblico viene pagato dai taxi solo a Firenze e a Genova, ma solo noi fiorentini – attacca Tani -, paghiamo la cifra esorbitante di 650 euro l’anno a testa”.

FIRENZE TODAY 6 LUG 2020

Il centrodestra in piazza con i ‘Ristoratori Toscani’: “Meno tasse”

In centinaia questa mattina in piazza Duomo, per la manifestazione lanciata da ‘Ristoratori Toscani’, associazione nata alla fine del lockdown e presieduta da Pasquale Naccari, titolare de ‘Il Vecchio e il Mare’.

In piazza anche guide turistiche, partite iva, ambulanti e tassisti. I ‘Ristoratori Toscani’, che hanno promosso la manifestazione, chiedono la riduzione delle tasse, l’azzeramento delle imposte locali in seguito al lockdown e norme anti Covid meno restrittive.

In particolare, tra le richieste alla Regione e ai Comuni ci sono “la razionalizzazione dei protocolli anticovid, l’azzeramento delle imposte locali per i servizi non goduti a causa quarantena, la creazione di un ‘fondo promozione del territorio’, l’equo trattamento delle attività di somministrazione, l’abbattimento dei prezzi dei parcheggi negli orari di attività”, come si legge in uno degli striscioni esposti.

In piazza al fianco dei ‘Ristoratori’ si è presentato compatto tutto il centrodestra toscano (oltre all’assessore comunale al commercio di Palazzo Vecchio Federico Gianassi Pd), a cominciare dalla candidata alla Regione della Lega Susanna Ceccardi (nella foto sopra insieme a Pasquale Naccari).

Della Lega presenti anche i consiglieri regionale Jacopo Alberti, comunali Bussolin e Tani (lui stesso tassista), per Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi (consigliere regionale) e Francesco Torselli (coordinatore regionale), per Forza Italia Marco Stella (consigliere regionale) e Jacopo Cellai (comunale).

“Dal Governo hanno avuto solo promesse e parole, ma ancora non hanno visto nemmeno un euro di contributi per le loro attività, così come la cassa integrazione, che è in ritardo”, attacca Alberti. E Marcheschi: “Aiutare chi produce ricchezza, posti lavoro e paga le tasse, nei Paesi normali è la priorità. Né Governo né Regione sono interlocutori attendibili”.

Dal palco nel frattempo gli organizzatori sottolineano che “non siamo (i ‘Ristoratori’, ndr) un’associazione partitica” e fanno sapere che il candidato del centrosinistra Eugenio Giani li ha invitati ad un confronto per il pomeriggio di oggi. Alla fine nessuna ‘occupazione simbolica della Regione’, come invece annunciato alla vigilia.

FIRENZE TODAY 6 LUG 2020

‘Ristoratori Toscani’, Giani non va in piazza Duomo: “Pensavo fosse un incontro con Ceccardi”

“Avevo visto una Ansa (la nota agenzia di stampa, ndr) stamattina, l’agenza ufficiale più conosciuta. Parlava di un incontro della Ceccardi con i ristoratori. Io agli incontri della Ceccardi come faccio a partecipare, sembrava mi volessi intromettere. Poi ci siamo sentiti e ci siamo chiariti ed ecco che sono sceso in piazza”, dice Eugenio Giani, candidato presidente del controsinitra alla guida della Regione Toscana, intercettato questa mattina poco distante da piazza Duomo assieme a Pasquale Naccari (accanto a Giani nel video), presidente dei ‘Ristoratori Toscani’ e titolare del ristorante ‘Il vecchio e il mare’. Poco prima Ceccardi era intervenuta alla manifestazione di fronte alla Regione organizzata proprio dai ‘Ristoratori Toscani’

FIRENZE TODAY 6 LUG 2020

Ceccardi in foto con due ragazzi del Gambia, ma loro non sapevano chi fosse“

“E’ la candidata della Lega? Ah, non lo sapevamo”. Tra le tante ‘foto opportunity’ scattate a Susanna Ceccardi questa mattina in piazza Duomo, alla manifestazione dei ‘Ristoratori Toscani’ sotto la Regione per chiedere l’azzeramento delle tasse locali e sostegno economico alle attività, ce n’è una che la ritrae con due ragazzi originari del Gambia, entrambi dipendenti da tempo di Pasquale Naccari, socio del ristorante ‘Il Vecchio e il Mare’ e presidente dei ‘Ristoratori Toscani’, sigla nata durante il lockdown.

E’ la stessa Ceccardi, europarlamentare della Lega e candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Toscana, a postare poi la foto (dove compare anche lo stesso Naccari) sul suo profilo Facebook ufficiale, con il seguente commento: “Oggi in piazza a Firenze non solo datori di lavoro ma anche lavoratori ben integrati e volenterosi”.

Ceccardi però si era ‘dimeticata’ di presentarsi e, come emerso successivamente, i due ragazzi del Gambia, poco più che ventenni, erano del tutto ignari di chi fosse. “E’ la candidata della Lega, di Salvini? No, non lo sapevamo, ci hanno chiesto di fare una foto e l’abbiamo fatta”, ammettono con sincerità i due ragazzi, intercettati a poca distanza ma lontani dai flash. La campagna elettorale prosegue.

FIRENZE TODAY 11 MAR 2020

Ristoratori toscani contro il Coronavirus: “Dobbiamo chiudere tutti, abbiamo bisogno di aiuto”

Ristoratori Toscani, così si chiama il gruppo Facebook che oggi conta più di mille adesioni nato domenica 8 marzo. Il movimento dei ristoratori era partito come un gruppo WhatsApp ma dopo poche ore contava già più di 256 iscritti (il limite massimo di contatti imposto dal social), così, vista la massiccia risposta, Vieri Lungani dell’Osteria tre Panche e Pasquale Naccari di Il Vecchio e il Mare – i due principali promotori – hanno deciso di utilizzare la rete di Mark Zuckerberg. “Per la prima volta ci siamo trovati subito d’accordo, tutti uniti in questo momento di crisi” spiegano Vieri e Pasquale.

Prima il gruppo era formato solo da ristoratori fiorentini, adesso come fa intendere il nome, si è allargato a tutta la Toscana per chiedere “di chiudere” da Castiglione della Pescaia a Prato. “Le direttive per le attività di ristorazione e bar sono grossolane, come si fa a non far stare vicine le persone? E’ difficile, perché non ci sono solo i clienti ma anche i lavoratori. I locali sono aperti ma non fatturano, ad esempio le attività più piccole è ovvio che siano costrette a chiudere perchè non è possibile far rispettare la distanza di un metro – racconta Vieri Lungani -. E’ inutile dare l’ordine di chiudere tutto ma poi noi rimaniamo aperti. Non lavoriamo ma nessuno pensa a questo, ci sentiamo abbandonati”. 

Il primo giorno di coprifuoco: Firenze è deserta

“La paura dei clienti è giustificata, lo stare a casa è normale, ma dovremmo starci tutti. Quando ancora non eravamo zona rossa e stavamo aperti i nostri guadagni sono crollati: non eravamo in una città a rischio, ma solo sulla carta. Siamo di serie b? La nostra salute non conta? Abbiamo bisogno di maggiori tutele. Non esiste un vaccino, l’unico modo è stare chiusi in casa. Il coprifuoco dalle 6:00 alle 18:00 che senso ha? Il virus funziona a ore?” si è domandato Pasquale Naccari. 

I Ristoratori Toscani lo chiedono all’unisono “stiamo tutti a casa”, senza distinzioni e senza ma. Bloccare tutto per due settimane o per quanto necessario per ripartire il prima possibile, gli “strascichi non faranno bene a nessuno”. In particolare al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro della Salute Giuseppe Speranza, al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi sono volte le loro richieste:

  • Chiusura di tutte le attività h 24 al fine di tutelare la salute pubblica riducendo al minimo il contagio. Misura quantomai necessaria per tornare al più presto alla normalità
  • Cassa integrazione a deroga con 0 ore senza anticipo per le aziende, che consenta ai dipendenti di non esaurire le ferie
  • Sospensione di tutti i contributi, oneri e tributi fiscali
  • Mediazione pubblica in una trattativa con i proprietari dei fondi per sospendere il pagamento degli affitti, con conseguenti aiuti ai proprietari degli immobili
  • Eliminazione degli oneri bancari
  • Moratoria per mutui e finanziamenti concessi dagli istituiti bancari
  • Abolizione delle sanzioni per tutto il 2020 dei versamenti tardivi
  • Congelamento per i prossimi 6 mesi di tasse, tributi statali, regionali e comunali con pagamenti a partire dal 2021.

Prima dell’estensione della zona arancione a tutta la Penisola annunciata da Conte, lunedì 9 marzo erano già una decina i ristoranti fiorentini che avevano chiuso al pubblico, tra di loro Buca Mario fino al 3 aprile, Il Poggetto, Casa Paloma, Il Vecchio e il Mare e l’Osteria tre Panche. Il loro è un messaggio forte: antepongono la salute di clienti, dipendenti e familiari e il senso civico agli interessi economici.

Ieri pomeriggio però Nardella e Rossi hanno lanciato un appello che va in una direzione contraria a quanto richiesto dai Ristoratori. “Inutile mettersi a casa se c’è da produrre – ha detto Rossi in un video appello su Facebook ai cittadini toscani – lo spostamento per motivi di lavoro è consentito. Da nessuna parte è scritto che si debba cessare la produzione. Sono state chiuse le scuole, è vero, sono stati chiusi gli ospedali, anzi più di sempre adesso ne abbiamo bisogno. Nella pubblica amministrazione ci si organizzi come stiamo facendo noi qui in Toscana con il telelavoro”.

Chiudere per un’attività non è mai una scelta facile, ma in questo caso per molti è l’unica via possibile. Il diritto alla paura è sacrosanto, ma non tutti se lo possono permettere.

FIRENZE TODAY 11 MAG 2020

Fase 2, la ‘passeggiata’ di protesta dei ristoratori toscani: “Ma come facciamo a riaprire?”

Centinaia di ristoratori toscani sono scesi in piazza stamani a Firenze per protestare contro le misure governative anti Covid-19 che da due mesi li costringono a tenere i locali chiusi.Una battaglia per la sopravvivenza dei loro locali, hanno spiegato gli esercenti in piazza Duomo, ma anche per i loro dipendenti, provocata in primis dalle numerose incognite legate alle riaperture del 18 maggio e del 1 giugno.

In particolare, per i ristoratori, c’è il ‘nodo’ delle distanze di sicurezza che non consentirebbe a molti di loro, gestori di locali piccoli, di riaprire secondo le regole. Inoltre i ristoratori  chiedono l’annullamento di Tari e Cosap fino a fine 2020.

Guidata dal ristoratore Pasquale Naccari de “Il vecchio e il mare” di via Gioberti, cuochi, camerieri, e titolari (gli stessi che poche settimane fa hanno acceso simbolicamente, per una sera, le insegne dei loro locali) hanno fato vita a una passeggiata in pieno centro, seguita con discrezione dalle forze dell’ordine, da piazza del Duomo a piazza della Signoria.

La protesta degli “indipendenti”, che si è snodata da piazza del Duomo a piazza della Signoria, ha cavalcato in particolare la totale incertezza relativa ai sostegni e agli appoggi economici alla categoria da parte governo, in procinto di emanare l’ennesimo decreto.

“In Toscana non hanno pagato neppure la prima mensilità di Cassa integrazione ai nostri dipendenti – sostiene Pasquale Naccari – Non basta dire domani puoi riaprire, ma tutto sommato a noi neppure interessa aprire per forza domani! Devono però dirci per tempo come potremo riaprire”.

Durante la manifestazione, i ristoratori sono stati raggiunti in piazza dalla consigliera comunale Letizia Perini. “Il Comune è accanto a ristoratori, stiamo organizzando una serie di riforme del regolamento per dare loro una mano – ha detto -. Stiamo pensando a come sgravargli le tasse, perché è necessario, stiamo studiando un modo per aiutare tutti quanti in modo fattivo”.

FIRENZE TODAY 28 APR 2020

Lockdown, la rivolta dei ristoratori: locali illuminati per protesta. “E domani portiamo le chiavi al sindaco”

Da piazza San Lorenzo a San Nicolò fino all’Isolotto e Firenze Sud. Sono oltre 1.500 i commercianti che stasera a Firenze, come hanno fatti tanti altri in Toscana e nelle altre regioni, hanno aderito alla protesta simbolica “Risorgiamo Italia” lanciata da Ristoratori Toscani e Movimento Imprese (80mila rappresentanti del mondo Ho.Re.Ca), per chiedere con più forza al Governo attenzione e sostegno durante il lockdown del Coronavirus.

Alle 21, ristoratori, pizzaioli, pasticceri e baristi hanno rialzato i bandoni e acceso le insegne dei locali per qualche minuto, in solitudine, restando all’esterno delle attività tra le strade deserte. Gran parte dei commercianti si è scattata un selfie, per tetimoniare la propria adesione all’iniziativa.

Iniziativa che si concluderà in Comune domattina, 29 aprile, con la consegna simbolica di una chiave al sindaco Dario Nardella da parte di una delegazione del gruppo Ristoratori Toscana.

“Ringraziamo il Comune di Firenze per avere accettato di ascoltarci – spiega Pasquale Naccari de “Il vecchio e il mare” di via Gioberti – chiediamo al sindaco di aiutarci a portare la nostra voce fino ai piani alti. Noi vogliamo riaprire ma ci devono mettere nelle condizioni di poter sopravvivere e lavorare”.

Anche Confcommercio è sul piede di guerra per i lockdown prolungato e preannuncia “iniziative forti che vedranno il coinvolgimento dell’intera rete del commercio e della ristorazione, con tutti gli esercizi aperti”.

L’associazione di categoria ha scritto al presidente della Regione Toscana e ai prefetti per sollecitare il premier Conte a modificare il calendario della fase 2, anticipando al 4 maggio la riapertura dei negozi al dettaglio e al 18 quella dei pubblici esercizi. “Il 20% di noi potrebbe non riaprire” affermano i commercianti.

“Ci siamo mobilitati scrivendo a livello provinciale a tutti i prefetti della regione perché accettino la nostra richiesta”, spiega la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini, “al tempo stesso a livello regionale, insieme ad altre associazioni, abbiamo avanzato la stessa richiesta al presidente Rossi perché se ne faccia portatore nei confronti del presidente del Consiglio Conte, se possibile insieme ai presidenti di altre regioni”.

Intanto, per il 4 maggio è prevista un’azione plateale di protesta. “La necessità di una mobilitazione generale per quel giorno è fortemente sentita da tutti gli imprenditori toscani, ma anche da privati cittadini che in queste ore ci stanno manifestando la loro piena solidarietà”, sottolinea la presidente. “Stiamo quindi studiando iniziative molto forti che prevedono il coinvolgimento dell’intera rete toscana del retail e della somministrazione. Sempre che, ovviamente, le nostre richieste in merito al nuovo calendario delle aperture non vengano accettate”.

FIRENZE TODAY 21 MAG 2020

Fase 2: i ristoratori raccolgono firme on-line per l’abolizione di Tari e Cosap

Il Gruppo Ristoratori Toscana ha lanciato su Change.org, la piattaforma di petizioni on line, un appello pubblico diretto al sindaco Dario Nardella, per chiedere l’abolizione per tutte le attività di ristorazione della Tari e della Cosap per tutto il 2020.

L’appello, che ha già raggiunto quota 2.700 firme, sottolinea come l’abolizione di queste due tipologie di imposte aiuterebbe a garantire la sopravvivenza degli esercenti che, a causa della crisi legata al Covid-19, vedono la propria sostenibilità finanziaria messa in grave pericolo.

“Posiamo insieme il primo mattoncino per garantire un futuro a questo settore – sostiene nel suo appello l’associazione che riunisce migliaia di ristoratori toscani – Noi sicuramente non possiamo andare avanti senza di voi. Voi riuscireste ad immaginare un mondo senza di noi?”.

FIRENZE TODAY 21 MAR 2020

Coronavirus: i Ristoratori Toscani chiedono modifiche al decreto Cura Italia

Gli effetti delle misure imposte per limitare la diffusione del coronavirus stanno picchiando come un martello sulle attività produttive, in particolare su quelle della ristorazione. I Ristoratori Toscani, gruppo facebook di 4mila iscritti nato alcune settimane fa e che oggi sta raccogliendo adesioni fuori dai confini regionali, chiede al governo di spingersi ben oltre al decreto Cura Italia ribadendo “l’urgenza di misure indispensabili per la salvaguardia di del settore”. Interventi volti ad un rilancio più che semplice sostegno. “Non chiediamo mero assistenzialismo” chiosano i Ristoratori Toscana “ma solo la spinta motrice per rimettere in piedi un sistema che in Italia genera 86 miliardi di fatturato per 1,2 milioni posti di lavoro”. 

Il rischio all’orizzonte è che per provare a sopravvivere alla quarantena i ristoratori vadano a tagliare i costi, partendo da quelli legati al personale. “Siamo stati i primi a chiedere la chiusura forzata delle nostre attività, per non dare a questo maledetto virus la possibilità di diffondersi ulteriormente” dichiarano i portavoce del neonato gruppo. “Gli introiti che vengono a mancare devono però essere compensati da minori oneri, se no sarà impossibile andare avanti. Insieme a migliaia di ristoratori in tutta Italia stiamo lanciando un messaggio in questi giorni: #Siamo nati per assumere e non per licenziare. Ma da soli non ce la faremo mai a far fede a questo, per noi fondamentale primo obiettivo della crisi legata al COVID-19”.

Il gruppo avanza una decina di richieste, tra cui: richiesta di cassa integrazione in deroga, revisione dell’indennità professionisti, sospensione dei versamenti fiscali e contributivi, “no” all’equiparazione di quarantena a malattia, finanziamenti da parte del settore bancario alle imprese, sospensione dei protesti, estensione del credito di imposta, estensione della moratoria di mutui e finanziamenti per 12 mesi, apertura di un tavolo di conciliazione con i fornitori, sospensione utenze e cancellazione delle tasse sulle utenze nel periodo di chiusura.

FIRENZE TODAY 21 APR 2020

Lockdown: pressing di Confcommercio, la Regione prepara “l’ordinanza take away”

La Regione Toscana è in procinto di emanare un’ordinanza per autorizzare la vendita per asporto nei pubblici esercizi”. A dirlo è il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni. “Durante un recente incontro pubblico in videoconferenza – ha spiegato Marinoni – il presidente Enrico Rossi ci ha rassicurato su questo punto, confermando di aver ben compreso le ragioni della nostra associazione. In tempi di Covid-19, il take away in ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie è un servizio irrinunciabile, sicuro per la salute e utile sia ai consumatori sia agli imprenditori del settore, che devono prepararsi a trovare nuove strade per stare sul mercato”.

“Con questa ordinanza, la Regione Toscana finalmente farebbe rientrare la concorrenza nell’alveo dell’equità e della correttezza – ha aggiunto Marinoni -. Per noi infatti è inaccettabile che si possa acquistare un piatto pronto o un dolce al supermercato, magari dopo aver fatto chilometri per raggiungerlo in auto e dopo aver fatto una lunga fila con molte persone, e non si possa invece acquistare gli stessi prodotti dal ristorante o dalla pasticceria sotto casa, ordinandoli telefonicamente e arrivando al locale solo per ritirarli e pagarli all’ora convenzionata, senza file e quindi nella massima sicurezza”.

Le incognite della riapertura

A spaventare i ristoratori e più in generale i commercianti, d’altronde, è tanto la prima fase del lockdown – quella attuale che li sta facendo colare economicamente a picco – quanto la seconda, in cui si riaprirà (non si sa ancora con quali regole) ma la paura del contagio resterà. E a farne le spese, saranno appunto la ristorazione, il turismo, l’intrattenimento, “insomma i settori che hanno sempre fatto della socialità il loro punto di forza” ha spiegato Marinoni. Ecco perché, per molti locali, riaprire non sarà affatto facile.

Il problema più importante riguarda i limiti strutturali dei locali. Di ciò, ha dato dimostrazione nei giorni scorsi il ristoratore Pasquale Naccari de “Il Vecchio e il Mare” di via Gioberti. Con un vetraio e un tecnico specializzato in sicurezza dei locali, Naccari ha simulato come potrebbe essere un’esperienza al ristorante, alla luce delle norme anti-contagio da rispettare.

Dopo la riorganizzazione dello spazio coi divisori in plexiglass, le distanze obbligatorie di 1 metro e 80 centimetri (e non più di 1 metro) e i potenziali clienti messi frontalmente l’uno di fronte all’altro, i 14 tavoli con 54 posti a sedere de “Il vecchio e il mare” sono diventati 4, con un numero di posti da 4 a 16, a seconda di quanti commensali si siedono al tavolo. Senza considerare i camerieri, che dovranno servire con guanti e mascherine, la cucina coi cuochi gomito a gomito e le difficoltà di controllo dei clienti, alcuni dei quali potrebbero essere asintomatici e quindi mettere in pericolo tutti, anche rispettando il regolamento.

I tagli al personale

“E’ chiaro che non possiamo aprire così – ha tuonato Naccari -. Il Governo deve tenerci chiusi, farsi carico dei costi fissi e preservare le imprese in modo che quando saremo in grado di ripartire nessuno abbia chiuso. Non vogliamo aiuti personali ma strumenti per far sopravvivere le nostre aziende che daranno lavoro a milioni di persone e permetteranno allo Stato di non dover mantenere milioni di disoccupati domani”.

Ecco dunque che il take away invocato da Confcommercio Toscana potrebbe forse rappresentare l’ancora di salvataggio per il settore ristorazione. “Sarà arduo riallestire i propri spazi adattandoli alle nuove regole di distanziamento sociale, così la vendita per asporto e la consegna a domicilio saranno due strategie sempre più usate per continuare a fare il proprio lavoro” ha detto Marinoni.

“Purtroppo, sarà un processo che costerà ugualmente lacrime e sangue, perché è prevedibile che nella riorganizzazione saranno purtroppo tagliati molti posti di lavoro” ha concluso il presidente Confcommercio. E’ il ritornello triste di questi giorni: la fase due della riapertura porterà inevitabilmente con sé una raffica di licenziamenti. “In queste condizioni non saremo in grado di mantenere i nostri dipendenti” ripetono i ristoratori.

Il flash mob è servito

Anche per questo motivo, oltre 5.000 di loro – fiorentini, pistoiesi, pratesi, empolesi e lucchesi, slegati da associazioni e schieramenti politici – hanno organizzato un flash mob di protesta per il 28 aprile, alle 21.  Lo hanno chiamato “Risorgiamo Italia”. Firenze, così come altre città toscane, tornerà a illuminarsi per una sera, di nuovo. Per 10 minuti, infatti i ristoratori accenderanno le insegne delle loro attività, come simbolo di rinascita. E apparecchieranno un tavolo, all’ingresso.

Ma il giorno dopo andranno a consegnare al sindaco la chiave del proprio ristorante. A Palazzo Vecchio ne arriveranno circa 2.000, con le chiavi in mano da consegnare a Nardella. La protesta sta peraltro coinvolgendo ormai tutta Italia: al nucleo fiorentino si sono infatti già uniti oltre 60mila ristoratori di tutta la Penisola. Chiedono l’azzeramento delle imposte locali, la sospensione della ztl almeno fino a gennaio 2021 e la sospensione di tutti gli spazi estivi, per far ripartire le aziende che hanno sempre dato lavoro in modo continuativo.

FIRENZE TODAY 29 APR 2020

Lockdown, i ristoratori consegnano le chiavi dei locali al sindaco. Nardella: “Cancellerò la Cosap”

Non posso immaginare Firenze senza bar e ristoranti, pensare al rischio del loro fallimento e a più di 30mila persone che perderebbero il lavoro. Per questo ho accolto una delegazione e voglio aiutarli, per quanto posso, intanto con un piano di concessione di ulteriore suolo pubblico gratuito, per tavolini e sedie, e con la cancellazione della Cosap per questi mesi di chiusura”.

Lo ha detto il sindaco Dario Nardella, dopo che una delegazione di ristoratori fiorentini ha consegnato le chiavi dei propri locali al primo cittadino e all’assessore Gianassi, come forma di protesta per le misure governative anti-Coronavirus.

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“Poi, se arrivano fondi dal Governo come mi auguro, voglio procedere con la riduzione della tassa sui rifiuti, che inizialmente abbiamo posticipato a giugno e trovare un accordo nazionale per calmierare gli affitti di negozi e fondi” ha proseguito Nardella.

“Le città sono in ginocchio e anche lo Stato deve fare la sua parte. Insieme per far rinascere Firenze, città di grande tradizione culturale, gastronomica e commerciale e vincere la battaglia contro il Covid-19” ha concluso il sindaco.

Ieri sera, il gruppo dei ristoratori fiorentini (‘cuore’ del gruppo Ristoratori Toscani, circa 6.000 persone) aveva inscenato un flash-mob accendendo per pochi minuti le luci dei loro locali, per evidenziare la situazione di difficoltà del settore, in vista di una apertura che nelle intenzioni del Governo non sarà prima di giugno. Massiccia l’adesione in tutti i quartieri.

MENTELOCALE 10 MAR 2020

Ristoratori Toscani e Coronavirus: chiudere e sospendere le tasse contro «una lenta agonia»

Firenze –Che uniti si è più forti l’hanno capito bene i Ristoratori Toscani, il gruppo di imprenditori della ristorazione che, in occasione dell’emergenza Coronavirus e delle disposizioni di limitazione al servizio e di chiusura anticipata (fino al 3 aprile la serranda si deve abbassare alle 18, come disposto dall’ultimo decreto in materia COVID-19 del Governo), fanno quadrato. Il gruppo, che nel giro di pochi giorni ha superato su Facebook le 800 adesioni, firma una richiesta indirizzata a tutti i gradi della politica per reclamare maggiori tutele nei confronti della loro categoria, che risulta fra le più danneggiate economicamente dai provvedimenti di contenimento del contagio. Fra le richieste, incentivi economici come la sospensione di tutti i contributi e la chiusura di tutte le attività 24h.

Il gruppo dei Ristoratori Toscani nasce come movimento apolitico, apartitico e slegato da ogni associazione. Spinti dalla delicata situazione, gli imprenditori della ristorazione lanciano dunque un appello a Giuseppe Conte, al Ministro della Salute Roberto Speranza, al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Quali le richieste dei ristoratori?

TOSCANA OGGI 3 AGO 2020

Ristoratori toscani uniti anche nella solidarietà

I Ristoratori Toscani – il gruppo spontaneo, nato su Facebook a seguito della emergenza Covid 19 per chiedere tutele per l’emergenza sanitaria e conseguentemente economica – attualmente conta 4.000 iscritti e si unisce ancora di più nel nome della solidarietà verso chi oggi ha bisogno di cibo per il suo sostentamento. In questi giorni si sono resi disponibili a iniziative di solidarietà, aderendo all’appello di Caritas e Croce Rossa Italiana.

FUL MAGAZINE 18 MAR 2020

RISTORATORI TOSCANI UNITI NELLA SOLIDARIETÀ

Da ieri sono partite attività di sostegno a Caritas e Croce Rossa a Firenze da parte del gruppo spontaneo nato su Facebook, per approvvigionamento derrate alimentari e preparazione di cibo per i più bisognosi

I Ristoratori Toscani – Il gruppo spontaneo, nato su Facebook a seguito della emergenza Covid 19 per chiedere tutele per l’emergenza sanitaria e conseguentemente economica – attualmente conta 4.000 iscritti e si unisce ancora di più nel nome della solidarietà verso chi oggi ha bisogno di cibo per il suo sostentamento.

Caritas e Croce Rossa chiamano, i ristoratori toscani rispondono

Per Croce rossa Italiana i ristoratori Toscani realizzano una Tantum piatti pronti, come pizza e pane, destinati alla distribuzione per le famiglie più bisognose.

Per la Caritas il gruppo sta aprendo i magazzini dei diversi ristoranti coinvolti per regalare derrate alimentari conservate e fresche, a loro si sono uniti anche i fornitori come Eurobevande, Dac, Firenze Alimentari, Prinz.

Il Gruppo Ristoratori afferma:

“In un momento di emergenza e difficoltà unico come questo, siamo lieti di essere uniti per la prima volta in un gruppo senza bandiere, se non quella del supporto reciproco, ma siamo ancora più orgogliosi del fatto che da questa unione stanno nascendo tante iniziative come queste, volte alla solidarietà e all’aiuto del prossimo”.

Concludono Pasquale Naccari insieme a Gianmarco Guidi e Vieri Bista Longani, i referente del gruppo:

“L’altruismo è la base per migliorare il mondo e risolvere i problemi , non serve fare solo rivendicazioni o vedere il proprio orto, dobbiamo allargare i nostri orizzonti e prima di tutto essere solidali”.

AGR 9 MAR 2020

Coronavirus: I ristoratori di Firenze chiedono la zona rossa per la Toscana

Oltre 300 imprenditori della ristorazione fiorentina si sono uniti in un appello pubblico rivolto al Presidente del Consiglio On.  Giuseppe Conte, al Ministro della Salute On. Giuseppe Speranza e al Presidente della Regione Toscana On. Enrico Rossi per chiedere di rendere la Toscana zona Rossa.

Gli imprenditori della ristorazione fiorentina si sono organizzati in un gruppo apartitico, slegato da ogni sigla o associazione di categoria ma solo come rappresentanti dei ristoratori.

Data la situazione sempre più grave legata alla diffusione del Covid 19, i ristoratori rivolgono alla Regione Toscana e allo Stato Italiano una serie di proposte tese ad arginare l’emergenza sanitaria e i sempre più gravosi riflessi che questa sta determinando sull’economia del settore. 

Più in particolare i ristoratori riuniti chiedono di:

·       ISTITUIRE LA ZONA ROSSA NELLA REGIONE TOSCANA.

Con le conseguenti tutele:

·       CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA

·       SOSPENSIONE DI TUTTI I CONTRIBUTI, ONERI E TRIBUTI FISCALI

·       Mediazione pubblica in UNA TRATTATIVA CON I PROPRIETARI DEI FONDI PER SOSPENDERE IL PAGAMENTO DEGLI AFFITTI

·       ELIMINAZIONE DEGLI ONERI BANCARI

“Il senso di responsabilità ci impone di tutelare i nostri dipendenti da un punto di vista della salute che di mantenimento del posto di lavoro, di tutelare i nostri clienti e noi stessi e cosi arginare la epidemia di Covid 19 sempre più in espansione” dichiarano i ristoratori firmatari di questo appello. “Crediamo che l’esempio cinese sia la strada da seguire per arginare la diffusione della malattia.

Pur consapevoli di non poter rappresentare i colleghi di altre regioni d’Italia, i ristoratori toscani uniti in questo appello auspicano che tali misure possano essere estese all’interno territorio nazionale “Non ha alcun senso tenere aperti esercizi commerciali che da una parte rappresentano un aiuto costante al diffondersi del virus, mentre dall’altra non producono fatturato ma solo ulteriori costi che a lungo andare diventano sempre più insostenibili mettendo a rischio la vita stessa delle nostre attività”.

LA NAZIONE 21 MAR 2020

Coronavirus, “Siamo nati per assumere e non per licenziare”: il flash mob dei ristoratori

Sono sempre più numerosi, slegati da associazioni e schieramenti politici e uniti nello sforzo di portare all’attenzione delle istituzioni le difficoltà che il settore della ristorazione sta vivendo in questo periodo. I Ristoratori Toscani, gruppo nato spontaneamente solo qualche settimana fa per chiedere, prima dell’emanazione del decreto Cura Italia, la chiusura di tutti i ristoranti e le tutele per le perdite che questa avrebbe procurato, tornano a lanciare un appello alle istituzioni per ribadire l’urgenza di misure indispensabili per la salvaguardia di un settore, quello della ristorazione, cha da solo vale 86 miliardi di euro. Insieme si sono uniti e hanno dato vita, ognuno da casa propria, a una specie di flash mob per far arrivare ai piani alti del Governo la propria voce e il proprio slogan: “Siamo nati per assumere e non per licenziare“.

I Ristoratori Toscani, che in queste settimane hanno registrato l’appoggio di migliaia di colleghi da altre regioni d’Italia, ritengono che le soluzioni proposte fino a oggi non siano in grado di aiutare piccole e medie imprese che rappresentano il vero motore della economia italiana. Attività, quelle ristorative, che nella maggior parte dei casi vivono degli incassi della giornata e che perdendo questi perdono la possibilità di sostenere i costi, in primis quelli legati al personale.

“Siamo stati i primi a chiedere la chiusura forzata delle nostre attività, per non dare a questo maledetto virus la possibilità di diffondersi ulteriormente” dicono i portavoce del neonato gruppo. “Gli introiti che vengono a mancare devono però essere compensati da minori oneri, se no sarà impossibile andare avanti. Insieme a migliaia di ristoratori in tutta Italia stiamo lanciando un messaggio in questi giorni: #Siamo nati per assumere e non per licenziare. Ma da soli non ce la faremo mai a far fede a questo, per noi fondamentale primo obiettivo della crisi legata al COVID-19”.

I Ristoratori Toscana quindi hanno preparato una serie di richieste che possano dare “una boccata di ossigeno per poter ripartire e presto tornare a camminare, anzi a correre, con le nostre gambe”. Innanzitutto la cassa integrazione in deroga per tutto il periodo dell’emergenza sanitaria con possibilità di proroga almeno per alcuni settori che avranno difficoltà a riprendere l’attività (esempio ristoranti, attività turistico alberghiere, negozi dislocati nei centri storici e tutto il relativo indotto). La sospensione di tutti i versamenti fiscali e contributivi, senza distinzione di codici tributo e comprensiva di avvisi bonari e rateazioni cartelle esattoriali per tutto l’anno 2020. Ma anche finanziamenti da parte del settore bancario a tutte le imprese con garanzia dello stato o di cassa depositi e prestiti o dei COFIDI al 100% senza spese di istruttoria, e in assenza di segnalazione in CRIF senza valutazione del rating dell’impresa stessa e interessi bancari allo 0%.

Al Comune di Firenze, invece, viene richiesta la sospensione della ztl sia normale che estiva almeno fino a gennaio 2021; la sospensione di tutti gli spazi estivi in modo da poter fare ripartire le aziende che hanno sempre dato lavoro in modo continuativo e che adesso vivono questa grave crisi. Gli imprenditori chiedono anche di snellire le burocrazie e gli oneri dei dehors esterni e la ospensione della Cosap e della Tasi fino a marzo 2021. “Non chiediamo mero assistenzialismo – concludono i Ristoratori Toscana – ma solo la spinta motrice per rimettere in piedi un sistema che in Italia genera 86 miliardi di fatturato per 1,2 milioni posti di lavoro. Oggi più che mai, dopo la notizia della cancellazione del patto di stabilità da parte della UE, il nostro Governo ha l’obbligo morale di trovare le risorse verso una categoria che ha sempre dato lustro alla nostra nazione”.

CORRIERE DEL VINO  24 MAR 2020

DECRETO CURA ITALIA: I RISTORATORI TOSCANI LANCIANO UN APPELLO

Ristoratori Toscani chiedono a gran voce al Presidente Giuseppe Conte alcune modifiche importanti al Decreto Cura Italia.

Sono sempre più numerosi, slegati da associazioni e schieramenti politici e uniti nello sforzo di portare all’attenzione delle istituzioni le difficoltà che il settore della ristorazione sta vivendo in questo periodo.

I Ristoratori Toscani, gruppo nato spontaneamente solo qualche settimana fa per chiedere, prima dell’emanazione del Decreto Cura Italia, la chiusura di tutti i ristoranti e le tutele per le perdite che questa avrebbe procurato, tornano a lanciare un appello alle istituzioni per ribadire l’urgenza di misure indispensabili per la salvaguardia di un settore, quello della ristorazione, cha da solo vale 86 miliardi di euro.

I Ristoratori Toscani, che in queste settimane hanno registrato l’appoggio di migliaia di colleghi da altre regioni d’Italia, ritengono che le soluzioni proposte fino a oggi non siano in grado di aiutare piccole e medie imprese che rappresentano il vero motore della economia italiana. Attività, quelle ristorative, che nella maggior parte dei casi vivono degli incassi della giornata e che perdendo questi perdono la possibilità di sostenere i costi, in primis quelli legati al personale.

“Siamo stati i primi a chiedere la chiusura forzata delle nostre attività, per non dare a questo maledetto virus la possibilità di diffondersi ulteriormente” dichiarano i portavoce del neonato gruppo. Gli introiti che vengono a mancare devono però essere compensati da minori oneri, se no sarà impossibile andare avanti. Insieme a migliaia di ristoratori in tutta Italia stiamo lanciando un messaggio in questi giorni: #Siamo nati per assumere e non per licenziare. Ma da soli non ce la faremo mai a far fede a questo, per noi fondamentale primo obiettivo della crisi legata al COVID-19”.

Da questa premessa i Ristoratori Toscana una serie di richieste circostanziate, che possano dare “una boccata di ossigeno per poter ripartire e presto tornare a camminare, anzi a correre, con le nostre gambe”:

1) CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA: per tutto il periodo dell’emergenza sanitaria con possibilità di proroga almeno per alcuni settori che avranno difficoltà a riprendere l’attività (esempio ristoranti, attività turistico alberghiere, negozi dislocati nei centri storici e tutto il relativo indotto)

2) RIVEDERE ART 27 INDENNITÀ PROFESSIONISTI. I titolari di azienda meriterebbero almeno il trattamento riservato al proprio dipende con maggiore anzianità visto che nella maggior parte dei casi sono monoreddito e con 600€ non è possibile purtroppo pagare l’affitto di casa; per le partite iva senza dipendenti almeno il trattamento previsto nel CNL di categoria per i dipendenti con maggior anzianità. Con la richiesta necessità che i vari enti (Inps, Inail, Agenzie delle entrate) applichino i decreti il prima possibile.

3) SOSPENSIONE DI TUTTI I VERSAMENTI FISCALI E COTRIBUTIVI, senza distinzione di codici tributo e comprensiva di avvisi bonari e rateazioni cartelle esattoriali per tutto l’anno 2020. In questo senso si richiede il ripristino dei suddetti versamenti dal 01.01.2021 con rateazioni senza sanzioni ed interessi oltre al saldo e stralcio delle cartelle esattoriali notificate al 31.12.2019, sia per le persone fisiche che per le società.

4) NO EQUIPARAZIONE DI QUARANTENA A MALATTIA, perché non è accettabile paragonare queste due situazioni, nella malattia il lavoratore matura tutta una serie di oneri a carico del datore di lavoro.

5) FINANZIAMENTI DA PARTE DEL SETTORE BANCARIO A TUTTE LE IMPRESE con garanzia dello stato o di cassa depositi e prestiti o dei COFIDI al 100% senza spese di istruttoria, e in assenza di segnalazione in CRIF senza valutazione del rating dell’impresa stessa.

6) TEMPI DI ACCERTAMENTO FISCALE DA 5 A 7 ANNI. In questo caso i Ristoratori Toscani chiedono chiarimenti sulla ratio del decreto che introduce una norma che allunga i tempi di accertamento fiscali da 5 a 7 anni.

7) INSERIRE LASOSPENSIONE DELLE ASSICURAZIONIauto e moto per tutto il periodo di quarantena forzata,

8) SOSPENSIONE DEI PROTESTI esclusivamente per il periodo di quarantena, per essere ripresi da gennaio 2021. Non potendo avere liquidità è impossibile per le attività saldare i titoli di credito.

9) ESTENSIONE DEL CREDITO DI IMPOSTA per le locazioni non è sufficiente in quanto come possono pagare le aziende se son chiuse?

10) ESTENSIONE MORATORIA DEI MUTUI E FINANZIAMENTI PER 12 MESI

11) APERTURA DI UN TAVOLO DI CONCILIAZIONE CON I FORNITORI, per trovare accordi per dilazione dei pagamenti delle forniture, in caso di mancata concessione di credito sufficiente dalle banche per onorare tutto

12) SOSPENSIONE UTENZE E CANCELLAZIONE DELLE Tasse sulle utenze nel periodo di chiusura

13) INTERESSI BANCARI ALLO 0%

In particolare nella città di Firenze per permettere alle attività di poter ripartire viene richiesta la:

  1. Sospensione della ztl sia normale che estiva almeno fino a gennaio 2021;
  2. Sospensione di tutti gli spazi estivi per questa stagione in modo da poter fare ripartire le aziende che hanno sempre dato lavoro in modo continuativo e che adesso vivono questa grave crisi; conseguentemente snellire le burocrazie egli oneri dei dehors esterni per creare piccoli spazi esterni in prossimità delle attività che possano animare la città in ogni sua zona e poter così da una parte sostituire gli spazi ricreativi estivi e dall’altra presidiare la città evitando l’incremento di microcriminalità in zona altrimenti desertificate durante le ore serali
  3. Sospensione della Cosap e della Tasi fino a marzo 2021

Non chiediamo mero assistenzialismo” chiosano i Ristoratori Toscani “ma solo la spinta motrice per rimettere in piedi un sistema che in Italia genera 86 miliardi di fatturato per 1,2 milioni posti di lavoro. Oggi più che mai, dopo la notizia della cancellazione di patto di stabilità da parte della UE, il nostro Governo ha l’obbligo morale di trovare le risorse verso una categoria che ha sempre dato lustro alla nostra Nazione”.

LA REPUBBLICA 26 MAR 2020

Coronavirus: le richieste di aiuto del mondo della ristorazione

In questi giorni di estrema difficoltà, e di tanta incertezza per il futuro, sono già diverse le realtà legate al mondo della ristorazione – e più in generale di tutto il settore Ho.Re.Ca – che, in vista di quella ‘ripartenza’ che tutto il Paese sta aspettando con ansia, avanzano richieste al Governo.

Sia i Ristoratori Toscana (gruppo Facebook con ormai più di 4.000 iscritti), sia i Ristoratori di Pesaro-Urbino (anche loro riunitisi sul medesimo social) sia la petizione lanciata su Change.org da Apci (Associazione Professionale Cuochi Italiani), Cibo di Mezzo (associazione di ristoratori e produttori della zona di Brescia e del Lago di Garda) e da Ri.Un – Ristoratori Uniti (sigla che raccoglie svariate associazioni, come AMPI, Anp, JRE Italia, Le Soste, Club Richemont, che rappresentano diversi comparti del settore) chiedono sostegni e aiuti a Palazzo Chigi.

Sfumature differenti nelle richieste: i Ristoratori Toscana propendono, almeno fino al 31 dicembre 2020, per la sospensione (o forte riduzione) di tutti i contributi previdenziali e assistenziali nonché di tutti gli oneri e di tutti tributi fiscali statali, regionali e comunali. In più chiedono la mediazione pubblica in una trattativa per la temporanea sospensione degli affitti immobiliari e la moratoria per mutui e finanziamenti concessi dagli istituti bancari.
I marchigiani avanzano la richiesta di creazione di un fondo di sostegno, al quale le aziende potranno ricorrere sino a un massimo del 35% del proprio fatturato mensile (percentuale che trae fondamento dagli studi di settore che dividono i ricavi totali in: 30% di spese per personale; 35% di spese di materie prime e il restante 35% di spese generali, manutenzione, tasse, utenze e utili).
La petizione di Change.org chiede invece, oltre al blocco della tassazione, che si aprano strade privilegiate per l’accesso al credito agevolato (con interessi fissi e non superiori al 2%) e al microcredito, e il riconoscimento dello stato di pandemia nazionale e quindi di calamità, per fruire dei risarcimenti previsti dalle attuali polizze assicurative.

Ora, al di là delle diverse declinazioni nella richieste, il rischio di chiusura di molte aziende nel settore della ristorazione è concreto, tanto quanto il rischio di chiusura di molte altre attività e industrie, ora fermate dall’ultimo decreto, denominato ‘Blocca Italia’.
Al momento, visto che non si conosce una data certa di riapertura (e anzi pare che il Governo sia orientato a concederla non prima di maggio), l’unica certezza è che la stagione estiva è ‘bruciata’. Chi si azzarderebbe, infatti, solo a pensare di andare in vacanza? E, una volta usciti dalla fase acuta dell’emergenza, quante aziende resisteranno a mesi di lavoro scarso, se non nullo?
Insomma lo scenario che si prospetta è assai cupo e le richieste avanzate dal settore della ristorazione paiono fondate. E lo sono ancor di più se si pensa che questo settore è uno dei motori trainanti della nostra economia nazionale perché, oltre a generare una cinquantina di miliardi di fatturato diretto, e impiegare un milione e 200 mila addetti, sostiene in larga misura, attraverso gli approvvigionamenti, le filiere agroalimentari (specie quelle d’eccellenza), il settore vinicolo, e contribuisce a creare all’estero quell’immagine che rende così attraente il nostro Paese dal punto di vista turistico.
Tanto del futuro del nostro Paese ora è in gioco, oltre alla salute dei suoi abitanti: l’economia, la socialità, lo sviluppo e – più in generale – il ruolo dell’Italia nel mondo. E proprio per questo ci auguriamo che, da parte di coloro che rivestono ruoli di comando, l’attenzione sia massima.

RAI NEWS 11 MAR 2020

I ristoratori: «Chiudiamo tutto per riaprire prima»

I ristoratori di tutta la regione stanno decidendo autonomamente la chiusura dei locali per debellare il virus prima possibile. Il gruppo Facebook “Ristoratori Toscana” ha raggiunto quasi 1500 adesioni e sta diventando un punto di riferimento a livello nazionale.

CORRIERE FIORENTINO 9 MAR 2020

Coronavirus, 300 ristoratori chiedono la zona rossa anche in Toscana

Rendere la Toscana zona rossa per arginare il Coronavirus. Lo chiedono oltre 300 ristoratori fiorentini e toscani in un appello pubblico rivolto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. I ristoratori chiedono anche che venga prevista «la cassa integrazione straordinaria, la sospensione di tutti i contributi, oneri e tributi fiscali, una mediazione pubblica in una trattativa con i proprietari dei fondi per sospendere il pagamento degli affitti, e l’eliminazione degli oneri bancari». «Il senso di responsabilità – sottolineano i ristoratori firmatari dell’appello – ci impone di tutelare i nostri dipendenti da un punto di vista della salute che di mantenimento del posto di lavoro, di tutelare i nostri clienti e noi stessi e cosi arginare la epidemia di Covid 19 sempre più in espansione. Crediamo che l’esempio cinese sia la strada da seguire per arginare la diffusione della malattia». Inoltre, i ristoratori auspicano, «pur consapevoli di non poter rappresentare i colleghi di altre regioni d’Italia, che tali misure possano essere estese all’interno territorio nazionale. Non ha alcun senso tenere aperti esercizi commerciali che da una parte rappresentano un aiuto costante al diffondersi del virus, mentre dall’altra non producono fatturato ma solo ulteriori costi che a lungo andare diventano sempre più insostenibili mettendo a rischio la vita stessa delle nostre attività».

L’appello di Confcommercio

«Prima di morire uno a uno, fermiamoci tutti insieme due settimane, il minimo che serve affinché il picco del Coronavirus inverta l’andamento». Così Franco Marinoni, direttore di Confcommercio Firenze, spiega una proposta che l’associazione, supportata da Confcommercio Arezzo, ha lanciato al livello nazionale di Confcommercio affinché si attivi col Governo. «Chiediamo alla nostra confederazione – afferma Marinoni – di farsi promotrice della proposta ottenute alcune garanzie come l’immediata sospensione di ogni forma di tributo locale e nazionale, e l’emanazione di provvedimenti per la moratoria degli affitti, oltre che dei rapporti coi fornitori. I nostri incassi si sono fermati: se non si fermano anche le uscite, le nostre attività non reggeranno». Secondo il direttore dell’associazione «se tutti ci invitano a stare a casa come unico accorgimento per evitare la diffusione dei virus, i negozi che li apriamo a fare? Tutti a casa, meno i nostri dipendenti? Chi ci pensa alla salute degli operatori del commercio? Se devono prendere i mezzi pubblici per entrare a contatto con non si sa chi, bisogna pensare anche a loro».

CONTRORADIO 11 MAR 2020

Coronavirus: ristoratori Toscana, chiudere tutte le attività

Sono  oltre 700 i ristoratori fiorentini e toscani che chiedono al Governo e alla Regione la chiusura di tutte le attività al fine di tutelare la salute pubblica rispetto all’emergenza Coronavirus.

In un appello i ristoratori chiedono anche misure a sostegno delle imprese come la “cassa integrazione a deroga con zero ore senza anticipo per le aziende, che consenta ai dipendenti di non esaurire le ferie; la sospensione di tutti i contributi, oneri e tributi fiscali; l’eliminazione degli oneri bancari” e il “congelamento per i prossimi sei mesi di tasse, tributi statali, regionali e comunali con pagamenti a partire dal 2021”. “La gente ha poca cognizione del reale pericolo che potrebbe far collassare la sanità in primis e il sistema commerciale – sottolineano i ristoratori nell’appello-. Abbiamo sentito e preso visioni di assalti dei supermercati, panifici ed edicole. Chi può sta chiudendo, e sono già oltre i
100, sia in segno di protesta che per tutelare la salute dei propri dipendenti e dei clienti. Non è giusto che i dipendenti usino le loro ferie per qualcosa che non ha niente a che vedere con le vacanze”. Per i ristoratori, “senza le adeguate tutele molti di noi non sono in grado di chiudere e sono quindi costretti a rimanere aperti, rischiando la loro salute e quella dei loro dipendenti. Chiediamo una stretta forte e determinata nel tempo (due settimane) per poter ripartire quanto prima e poter recuperare velocemente quanto perso in questo periodo”.

FINEDINING LOVERS 23 MAR 2020

L’appello dei ristoratori italiani al Governo: “Aiutateci a salvare le nostre attività”

È nato in maniera spontanea il gruppo Ristoratori Toscani, raccogliendo oltre 300 imprenditori della scena fiorentina, che dopo il primo decreto-legge dell’8 marzo avevano sottoscritto una lettera per chiedere la chiusura delle attività e le tutele per le perdite che ne sarebbero conseguite (lo avevamo raccontato qui).

Dopo il decreto Cura Italia, il gruppo è tornato a far sentire la propria voce sulle conseguenze economiche del provvedimento, e ha lanciato un messaggio molto chiaro: “Siamo nati per assumere, non per licenziare”.

Intanto, alla luce del decreto emanato il 22 marzo, l’organizzazione ha raccolto adesioni in tutto il Paese, diventando così un progetto di ristoratori a livello nazionale, I Responsabili Italiani.

Un gruppo che lancia un appello alle istituzioni per chiedere delle misure indispensabili per la salvaguardia delle imprese della ristorazione, un settore che da solo vale 86 miliardi di euro, ma anche per sostenere delle attività che, nella maggior parte dei casi, vivono di incassi giornalieri, indispensabili per far fronte ai costi e pagare il personale.

L’unione fa la forza: dai Ristoratori Toscani ai Responsabili Italiani

“Tutto è nato l’8 marzo, quando ho scritto un appello su Facebook, chiedendo al Presidente del Consiglio Conte e al Ministro della Salute Speranza di farci chiudere tutto, per garantire la sicurezza. Gli altri colleghi hanno visto il comunicato e mi hanno chiesto di lanciare appelli accorati insieme, convogliando le esigenze di tutti”, spiega Pasquale Naccari, patron de Il Vecchio e il Mare di Firenze, tra i fondatori del gruppo assieme a Gianmarco Guidi e Vieri Bista Longoni.

I ristoratori si stanno mostrando sempre più uniti e coesi, le adesioni stanno arrivando da diverse regioni d’Italia: “Al momento sono in contatto con Vincenzo Butticè de Il Moro di Monza, che ha raccolto 350 colleghi della Lombardia, i Ristoratori Responsabili; da Treviso si aggregano all’appello 369 membri di Imprese Unite, un gruppo veneto nato sempre un paio di settimane fa; Federico Riccò ne ha raccolti altri 300 per la regione Emilia-Romagna; dalla Liguria partecipano 1.500 ristoratori del gruppo unico Liguria Riparte; da Napoli sottoscrivono l’appello 400 imprese come Brand Partenopei Riuniti; Francesco Nacci, referente dell’Associazione Buona Puglia, ha comunicato l’adesione di altri 100 ristoratori della sua regione. Anche la FIC, Federazione Italiana Cuochi, e l’APCI, Associazione Professionale Cuochi Italiani, sono partner dell’iniziativa”, ci racconta.

Cosa chiedono i Responsabili Italiani? “Quello che vogliamo sia chiaro è che noi non vogliamo assistenza, ma solo un aiuto per i mesi di chiusura delle attività: al resto penseremo noi”, spiega Naccari. “Abbiamo scritto una lettera che vogliamo indirizzare al Presidente del Consiglio, dove riassumiamo per punti le richieste: i nostri obiettivi, in particolare, si concentrano sui temi dell’affitto dei locali, delle accise delle utenze e dei finanziamenti delle banche”, prosegue.

“Chiediamo, infatti, provvedimenti quali la cancellazione delle accise delle utenze durante il periodo delle chiusure: come si fa a pagare il gas se ora il ristorante è chiuso completamente? Noi vogliamo pagare tutto quello che ci spetta, ma relativamente al periodo di apertura”, aggiunge.

Il decreto Cura Italia, in merito ai canoni di locazione, prevede che l’affittuario scali come credito di imposta il 60% del canone d’affitto, al momento del pagamento delle tasse. “Che diano direttamente ai proprietari degli immobili il 60% di credito di imposte che ci hanno riconosciuto, in modo da sgravare i ristoratori in questi tre mesi: come facciamo ad anticipare il 60% del costo di locazione ai proprietari, se al momento siamo chiusi? Non bisogna dimenticare che molte delle nostre attività vivono di incassi, se non quotidiani, mensili”, commenta Naccari. E conclude: “Siamo un milione e 200 mila occupati nella ristorazione in Italia, per noi non chiediamo nulla, ma vogliamo solo salvare le imprese e i dipendenti: non li vogliamo mandare a casa, i nostri dipendenti sono una risorsa, non un peso“.

L’appello per salvare le imprese della ristorazione: i punti 

Ecco, qui di seguito, i temi su cui si focalizza l’appello dei ristoratori italiani. 

  • Abolizione della burocrazia per consentire a tutte le aziende accesso diretto al credito: abolizione degli oneri bancari connessi al credito per l’emergenza, tassi di interesse pari e non superiori allo 0,30%. Modalità di rimborso coerenti con l’importo richiesto e con la capacità finanziaria dell’impresa.
  • Abolizione ISA (Indicatori Sintetici di Affidabilità, ex Studi di Settore)
  • Abolizione delle accise su tutte le utenze, dalla data della chiusura fino alla data di riapertura
  • Previsione di un ammortizzatore sociale che consenta alle imprese che manterranno i livelli occupazionali di non pagare gli oneri sociali per tutto l’esercizio 2020
  • Invalidità delle eventuali richieste di sfratto per morosità fondate sul mancato pagamento dei canoni di locazione durante il periodo di chiusura causa “Covid-19”, (se non corrisposte entro 36 mesi dalla data di effettiva riapertura)
  • Sospensione di tutti versamenti fiscali e contributivi, senza distinzione tra codici tributo, comprendente anche avvisi bonari, cartelle esattoriali ed eventuali rateizzazioni delle medesime, per tutto l’esercizio 2020, con previsione di un meccanismo di rimborso senza applicazione delle sanzioni e degli interessi in almeno 24 rate a partire da gennaio 2021
  • Previsione della rottamazione dei ruoli per le cartelle notificate alla data del 28.02.2020, nonché rottamazione degli avvisi bonari notificati alla stessa data
  • Attribuzione del credito d’imposta ai proprietari e non ai conduttori: occorre creare liquidità per le aziende, non continuare ad eroderla

LUCIANO PIGNATARO 9 MAR 2020

Coronavirus| I ristoratori di Firenze chiedono la zona rossa per la Toscana

Oltre 300 imprenditori della ristorazione fiorentina si sono uniti in un appello pubblico rivolto al Presidente del Consiglio On.  Giuseppe Conte, al Ministro della Salute On. Giuseppe Speranza e al Presidente della Regione Toscana On. Enrico Rossi per chiedere di rendere la Toscana zona Rossa.

Gli imprenditori della ristorazione fiorentina si sono organizzati in un gruppo apartitico, slegato da ogni sigla o associazione di categoria ma solo come rappresentanti dei ristoratori.

Data la situazione sempre più grave legata alla diffusione del Covid 19, i ristoratori rivolgono alla Regione Toscana e allo Stato Italiano una serie di proposte tese ad arginare l’emergenza sanitaria e i sempre più gravosi riflessi che questa sta determinando sull’economia del settore.

Più in particolare i ristoratori riuniti chiedono di:

  • ISTITUIRE LA ZONA ROSSA NELLA REGIONE TOSCANA.

Con le conseguenti tutele:

  • CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA
  • SOSPENSIONE DI TUTTI I CONTRIBUTI, ONERI E TRIBUTI FISCALI
  • Mediazione pubblica in UNA TRATTATIVA CON I PROPRIETARI DEI FONDI PER SOSPENDERE IL PAGAMENTO DEGLI AFFITTI
  • ELIMINAZIONE DEGLI ONERI BANCARI

“Il senso di responsabilità ci impone di tutelare i nostri dipendenti da un punto di vista della salute che di mantenimento del posto di lavoro, di tutelare i nostri clienti e noi stessi e cosi arginare la epidemia di Covid 19 sempre più in espansione” dichiarano i ristoratori firmatari di questo appello. “Crediamo che l’esempio cinese sia la strada da seguire per arginare la diffusione della malattia.

Pur consapevoli di non poter rappresentare i colleghi di altre regioni d’Italia, i ristoratori toscani uniti in questo appello auspicano che tali misure possano essere estese all’interno territorio nazionale “Non ha alcun senso tenere aperti esercizi commerciali che da una parte rappresentano un aiuto costante al diffondersi del virus, mentre dall’altra non producono fatturato ma solo ulteriori costi che a lungo andare diventano sempre più insostenibili mettendo a rischio la vita stessa delle nostre attività”.

LUCIANO PIGNATARO 11 MAR 2020

Coronavirus, i ristoratori toscani spaccano su Facebook e diventano I Responsabili Italiani: al governo richiesti otto provvedimenti da 4000 locali!!!

RISTORATORI TOSCANA DIVENTANO I RESPONSABILI ITALIANI

“Siamo nati per assumere e non per licenziare”

Questo lo slogan degli oltre 4000 imprenditori della somministrazione della ricettività italiana che chiedono in un accorato appello al presidente del Consiglio Conte la chiusura immediata di tutte le attività per 14 giorni h 24. “Per poter ripartire Il prima possibile, più forti che mai”.

11 marzo 2020 – Solo due giorni fa è un piccolo numero di ristoratori fiorentini hanno dato vita al gruppo “Ristoratori Toscana” per chiedere al governo nazionale e locale immediati interventi a tutela del pubblico e a sostegno del loro settore. Nel giro di 48 ore questa compagine è diventata un gruppo a livello nazionale e, senza nessun tipo di pubblicità ma solo con il passaparola, ha raggiunto oltre 4000 attività della ristorazione che rappresentano circa 80.000 posti di lavoro.

Da oggi, questo gruppo spontaneo nato su Facebook, assume il carattere nazionale e va sotto il nome di I RESPONSABILI ITALIANI. Rimane un gruppo apolitico, slegato da ogni associazione di categoria, che ha registrato in poche ore l’ingresso dei Ristoratori Responsabili di Milano, Associazione Buona Puglia, Emergenza Commercio Treviso e Allerme Italia dalla Liguria di moltissimi gruppi o singoli al Lazio, Veneto e Friuli-Venezia. Ad oggi circa 2000 attività del gruppo I Responsabili Italiani hanno chiuso spontaneamente per senso morale e civile e altrettanti  e forse di più in tutta Italia stanno facendo lo stesso.

Il richiamo di questo gruppo testimonia l’esistenza di un sentimento diffuso, di una necessità urgente per gli addetti ai lavori di questo settore di essere ascoltati da chi in queste ore ha il difficile compito di gestire l’emergenza sanitaria del nostro paese. Per la natura stessa del loro lavoro, che vede i ristoratori come una delle prime interfacce dell’atteggiamento degli italiani nei confronti dell’emergenza, i firmatari di questo appello chiedono misure volte a tutelare in primis la salute loro, dei loro dipendenti, di clienti e cittadini, unitamente a tutele economiche per permettere a tutti di chiudere mantenendo migliaia di posti di lavoro.

L’appello gridato a gran voce si sostanzia nel chiudere ora per 14 gg h 24 tutte le attività della ristorazione, in tutta Italia, per riaprire più forti che mai e prima possibile.

Se oggi tutti chiudono possiamo arginare la diffusione del Covid 19 in brevi tempi, e rassicurare tutti i turisti che l’Italia è un posto sicuro e riprendere le nostre attività a pieno regime” dichiarano i “Responsabili Italiani” che aggiungono “Nonostante l’ordinanza ministeriale 648 del 9.3.2020 si vede in giro molta gente, troppa, seduta ai tavoli. Non ci sono forze dell’ordine che verificano la applicazione di regole che spesso vengono baipassate. E ci dispiace vedere anche che alcuni, che naturalmente non hanno aderito al nostro appello, stanno alzando i prezzi e lucrano sulle assunzioni di responsabilità di altri. Dovremmo essere tutti uniti per fronteggiare un momento delicatissimo e importantissimo della nostra società. Solo il settore ristoratori occupa 1.300.000 di persone e fattura 80 miliardi se questo venisse a mancare le conseguenze sono più che evidenti! Ad oggi non sono non siamo stati ascoltati, siamo convinti di quello che chiediamo, perché lo viviamo sul campo e questa è la unica soluzione possibile per non chiudere per sempre, e non dover mandare a casa migliaia di dipendenti”.

 

Ecco nel dettaglio l’accorato appello dei Responsabili Italiani al Presidente del Consiglio On.  Giuseppe Conte, al Ministro della Salute On. Giuseppe Speranza, al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e al Presidente della Regione Toscana On. Enrico Rossi, perché possano rispondere a una serie di richieste precise e circostanziate che non sono state previste ad ora:

  • Chiusura di tutte le attività h 24 al fine di tutelare la salute pubblica riducendo al minimo il contagio. Misura quantomai necessaria per tornare al più presto alla normalità
  • Cassa integrazione a deroga con 0 ore senza anticipo per le aziende, che consenta ai dipendenti di non esaurire le ferie
  • Sospensione/cancellazione di tutti i contributi, oneri e tributi fiscali del periodo di chiusura
  • Mediazione pubblica in una trattativa con i proprietari dei fondi per sospendere il pagamento degli affitti, con conseguenti aiuti ai proprietari degli immobili
  • Eliminazione degli oneri bancari
  • Moratoria per mutui e finanziamenti concessi dagli istituiti bancari
  • Abolizione delle sanzioni per tutto il 2020 dei versamenti tardivi
  • Congelamento per i prossimi 6 mesi di tasse, tributi statali, regionali e comunali con pagamenti a partire dal 2021
  • Sospensione di tutte le utenze (gas, luce, acqua e spazzatura)

LUCIANO PIGNATARO 11 MAR 2020

Coronavirus, ecco le otto richieste al governo di 700 ristoratori toscani valide per tutto il settore in Italia: chiusura totale e immediata di tutti i locali!

I Ristoratori Toscani, gruppo di imprenditori della ristorazione della regione nato sull’onda della emergenza Covid 19, sta crescendo in maniera esponenziale, nel primo pomeriggio ha raggiunto oltre 700 adesioni.

Il gruppo nasce come movimento apolitico, apartitico e slegato da ogni associazione per chiedere in primis la tutela della loro salute, dei loro clienti, dipendenti e rispettive famiglie e conseguentemente per chiedere tutele economiche affinché per loro sia possibile sopravvivere a questa difficilissima situazione.

A gran voce gli oltre 700 titolari di queste attività chiedono, a fronte della Ordinanza Ministeriale 648, maggiori tutele per fronteggiare la diffusione del Corona Virus, in particolare rivolgono un accorato appello al Presidente del Consiglio On.  Giuseppe Conte, al Ministro della Salute On. Giuseppe Speranza, al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e al Presidente della Regione Toscana On. Enrico Rossi, perché possano rispondere a una serie di richieste precise e circostanziate che non sono state previste ad ora:

  • Chiusura di tutte le attività h 24 al fine di tutelare la salute pubblica riducendo al minimo il contagio. Misura quantomai necessaria per tornare al più presto alla normalità
  • Cassa integrazione a deroga con 0 ore senza anticipo per le aziende, che consenta ai dipendenti di non esaurire le ferie
  • Sospensione di tutti i contributi, oneri e tributi fiscali
  • Mediazione pubblica in una trattativa con i proprietari dei fondi per sospendere il pagamento degli affitti, con conseguenti aiuti ai proprietari degli immobili
  • Eliminazione degli oneri bancari
  • Moratoria per mutui e finanziamenti concessi dagli istituiti bancari
  • Abolizione delle sanzioni per tutto il 2020 dei versamenti tardivi
  • Congelamento per i prossimi 6 mesi di tasse, tributi statali, regionali e comunali con pagamenti a partire dal 2021

Uniti più che mai, i ristoratori toscani firmatari di questo appello dichiarano “Stamani la Toscana ha dimostrato che la gente ha poca cognizione del reale pericolo che potrebbe far collassare la sanità in primis (come sostengono tutti gli scienziati e medici del mondo) e il sistema commerciale. Abbiamo sentito e preso visioni di assalti dei supermercati, panifici ed edicole.

Chi può sta chiudendo ( e sono già oltre i 100) sia in segno di protesta che per tutelare la salute dei propri dipendenti e dei clienti. Non è giusto che i dipendenti usino le loro ferie per qualcosa che non ha niente a che vedere con le vacanze. Ci stiamo impegnando per loro e per le loro famiglie, se crolliamo noi avremo troppi specializzati del settore a casa. Il lavoro è un diritto fondamentale della nostra costituzione e noi stiamo lottando per poterlo garantire appena passata questa onda negativa. Per questo le tutele sono urgenti e necessarie! Ovviamente senza le adeguate tutele molti di noi non sono in grado di chiudere e sono quindi costretti a rimanere aperti rischiando la loro salute e quella dei loro dipendenti. Chiediamo una stretta forte e determinata nel tempo ( 2 settimane ) per poter ripartire quanto prima e poter quindi recuperare velocemente quanto perso in questo periodo”. Richieste che vanno oltre le contingenze economiche locali, come spiegano i ristoratori: “Crediamo che le istanze che stiamo avanzando possano rappresentare anche un messaggio forte verso l’estero. I turisti devono quanto prima sapere e convincersi che la diffusione del virus si sta fermando in modo da poter programmare le vacanze estive che solitamente vengono pianificate in questo periodo. Una lenta agonia non serve a nessuno, spengiamo la spina da subito, per un breve periodo, in modo da poterla riattaccare quanto prima possibile. Ma per fare questo abbiamo bisogno di essere sostenuti”.

TUSCANY PEOPLE 14 MAR 2020

IO RESTO A CASA: UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO

embra quasi di assistere da spettatori, ad un brutto film dalla trama di dubbio gusto. Nella realtà però, non siamo spettatori, ma attori protagonisti, con ruoli attivi che possono stravolgere in positivo, questi pessimi scenari. Ci viene chiesta una semplice direttiva da seguire alla lettera, sia per l’incolumità propria che del nostro prossimo.

“Io resto a casa” oggi assume lo stesso significato del famoso motto dei 4 moschettieri di Dumas: “uno per tutti , tutti per uno“, molto semplicemente perché, in pratica, significa che: io proteggo te con il mio stare a casa e tu proteggi me con il tuo stare a casaDimostriamo a noi stessi e a chi ci segue da fuori, il nostro senso di responsabilità e senso civico.

Io resto a casa per l’amore verso la mia terra

Mostriamo al mondo l’amore che ci lega alla terra meravigliosa che ci ha dato i natali. Siamo privilegiati cittadini di un territorio dalla bellezza naturale ineguagliabile, dal patrimonio storico culturale impareggiabile, e tra i più ricchi di biodiversità del globo!

Amiamo l’Italia e la nostra straordinaria Toscana. Ora più che mai, confermiamolo con fierezza!

Io resto a casa per l’economia del mio paese

Pensiamo anche alla nostra economia. Il turismo è ai minimi storici, forse nessuno di noi, ha mai vissuto un azzeramento così totale di questo settore, che da sempre è il nostro fiore all’occhiello. Avete mai pensato a quante attività sono legate a questo settore? Dagli albergatori, ai ristoratori, passando per i tassisti ed i musei, e tanti altri ancora. L’effetto domino che produce, è disastroso.

Vogliamo a questo proposito, elogiare i nostri ristoratori toscani. Ancor prima del provvedimento imposto dallo Stato Italiano dell’11 marzo, che dispone la chiusura di tutti gli esercizi commerciali esclusi quelli di prima necessità, avevano già consapevolmente deciso di chiudere i battenti delle loro attività. Ma i nostri impavidi ristoratori, non si sono fermati “solo” a questo.

Hanno creato un gruppo Facebook (Ristoratori Toscana diventano “I responsabili Italiani”), che in poche ore ha raggiunto numerose adesioni, sia da parte di ristoratori toscani, che da tutta Italia. Il fine di tutelare loro stessi, i loro dipendenti e la clientela, ha prevalso. Questo è un atto di rispetto per la vita umana, senza precedenti.

Io resto a casa per il bene degli altri

A riprova delle dimostrazioni di forza e coraggio che riceviamo, non ci stancheremo mai di ripeterlo: adesso io resto a casa. Ripartiremo presto con l’entusiasmo che contraddistingue gli italiani, e con la proverbiale ironia toscana, che non ci abbandona mai, neanche nei momenti più tristi.

L’eccellenza continua per noi di TuscanyPeople, ad essere la prerogativa principale, nel servizio divulgativo che forniamo, e teniamo quindi, a fare delle precisazioni.

I nostri prodotti sono da sempre di elevata eccellenza, certificati, garantiti e soprattutto genuini. Diamo per primi, l’esempio di cittadini che rispettano le regole, e l’intero mondo capirà, che non deve temere nel continuare a gustare i nostri prodotti tipici, perché sono assolutamente controllati. Sul gusto poi, non si discute: è di dominio pubblico che sono strepitosi!

Questo però, non significa che dobbiamo sottovalutare il problema, neanche per un momento. Le Istituzioni, gli spot pubblicitari, i media, ed anche i VIP, trasmettono senza interruzione questo messaggio.
L’unica cosa da non fare, è demordere o farsi sopraffare dallo sconforto. Ricordiamoci che la nostra sanità, per quanto sia stata bersagliata dai tagli negli ultimi decenni, è, e rimane, tra le eccellenze mondiali.

Io resto a casa per rispetto a tutto il personale medico

Approfittiamo a questo proposito, per ringraziare tutto il personale medico e quanti collaborano all’emergenza sanitaria. Ci riferiamo a medici ed infermieri, OSS, tecnici di laboratorio, virologi, volontari, protezione civile e non ultimi, coloro incaricati di sanificare e ripulire gli ambienti. Se abbiamo dimenticato qualcuno, scusateci, il nostro pensiero è rivolto anche a voi! È un gesto virtuale, ma speriamo che vi arrivi il nostro amore e la nostra riconoscenza.

Immaginate che vi stiamo abbracciando, uno per uno, dal primo all’ultimo. Attualmente li troviamo schierati in prima linea come tanti guerrieri temerari, armati di semplici mascherine, guanti e tute, ma soprattutto, della loro straordinaria forza interiore. Lottano per la salvaguardia della salute di tutti noi, spesso anche a scapito della loro stessa incolumità. Difficile trovare le parole per rendere onore alla vostra tenacia, al vostro coraggio ed alla vostra professionalità, nonostante i ritmi stressanti dovuti all’emergenza. Grazie!

Io resto a casa e mi godo il tempo libero

E adesso torniamo a noi. Stare a casa, può avere anche i suoi risvolti positivi, ci avete mai pensato? Riscoprite la bellezza e la varietà del dialogo verbale, ad esempio. Godete della vicinanza dei vostri cari, che troppo spesso consideriamo presenza scontata, quando in realtà non lo è.
Da quanto, ad esempio, non leggete un libro in pieno relax? Avete adesso la possibilità di dedicarvi a tante piccole attività, fai-da-te, bricolage, cucinare, corsi sul web, e chi ne ha più ne metta.

Amanti di serie tv? E’ il momento giusto per le maratone senza sosta, con gli occhi incollati sullo schermo. Nessuno potrà dirvi: “Ma sei ancora lì? Esci dalla tua camera e fatti un giro fuori!“. Ma quando vi ricapita?
Spesso la frenesia della vita quotidiana, ci priva quasi inconsapevolmente di queste opportunità, talmente siamo impegnati a correre ed affannarci. Approfittate di questo tempo, per riprendere in mano ciò che avete accantonato, ma avreste sempre voluto fare.

Io resto a casa e faccio cene virtuali con gli amici

C’è qualcuno che starà pensando: “Sì, però mi mancano gli amici, le cene, gli aperitivi. I rapporti interpersonali sono ridotti a zero!
C’è una soluzione anche a questo. Ricordiamoci che abbiamo un mezzo così potente ed utile, che si chiama internet, che per una volta, farà quello per cui è nato: mettere in contatto le persone. Siate estrosi! Organizzate virtuali cene tra amici, scambiatevi foto e commenti sul vostro cibo. Se è un prodotto tipico, ancora meglio! Vedrete che alla fine, sarà anche un modo divertente per trascorrere il tempo. Non è la stessa cosa, direte voi. Sì, ma può aiutare, ed è quello che abbiamo il dovere di fare.

Non dimentichiamo mai, che è per la nostra salute. Più stiamo a casa adesso, e rispettiamo le indicazioni fornite, e prima riusciremo a debellare questo virus. Non troverà modo di espandersi come ha fatto fino ad ora. Aiutiamo a far sì, che non si moltiplichi questo insidioso, subdolo ed ingombrante “ospite sgradito”. Non fosse altro, per rispetto di chi sta lottando per noi e non rimane comodamente seduto sul divano, perché è impegnato in quella trincea chiamata ospedale.

Per andare avanti, c’è bisogno di fare un passo indietro, e dobbiamo farlo adesso dunque io resto a casa. Soffermiamoci tutti, e riscopriamo le vere priorità. Lo state facendo? Bene! E quando tutto sarà finito, prendiamo la rincorsa, e tutti insieme facciamo il salto di qualità.

Solo allora riprenderà la vita che conosciamo. Riprenderemo a sorriderci, ad abbracciarci, senza più l’ansia che il vicino possa contagiarci o che noi si possa contagiare qualcuno. Quel giorno avremo un’arma in più: la consapevolezza di aver riscoperto i veri valori della vitaItalia forza!!! Toscana forza!!!

MARCO BECHI 9 MAR 2020

APPELLO PUBBLICO DI OLTRE 700 RISTORATORI FIORENTINI PER CHIEDERE TUTELA A SEGUITO DELL’ISTITUZIONE DELLA ZONA ROSSA

I Ristoratori Toscani, gruppo di imprenditori della ristorazione della regione nato sull’onda della emergenza Covid 19, sta crescendo in maniera esponenziale, nel primo pomeriggio ha raggiunto oltre 700 adesioni.

Il gruppo nasce come movimento apolitico, apartitico e slegato da ogni associazione per chiedere in primis la tutela della loro salute, dei loro clienti, dipendenti e rispettive famiglie e conseguentemente per chiedere tutele economiche affinché per loro sia possibile sopravvivere a questa difficilissima situazione.

A gran voce gli oltre 700 titolari di queste attività chiedono, a fronte della Ordinanza Ministeriale 648, maggiori tutele per fronteggiare la diffusione del Corona Virus, in particolare rivolgono un accorato appello al Presidente del Consiglio On.  Giuseppe Conte, al Ministro della Salute On. Giuseppe Speranza, al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e al Presidente della Regione Toscana On. Enrico Rossi, perché possano rispondere a una serie di richieste precise e circostanziate che non sono state previste ad ora:

Uniti più che mai, i ristoratori toscani firmatari di questo appello dichiarano “Stamani la Toscana ha dimostrato che la gente ha poca cognizione del reale pericolo che potrebbe far collassare la sanità in primis (come sostengono tutti gli scienziati e medici del mondo) e il sistema commerciale. Abbiamo sentito e preso visioni di assalti dei supermercati, panifici ed edicole.

Chi può sta chiudendo ( e sono già oltre i 100) sia in segno di protesta che per tutelare la salute dei propri dipendenti e dei clienti. Non è giusto che i dipendenti usino le loro ferie per qualcosa che non ha niente a che vedere con le vacanze. Ci stiamo impegnando per loro e per le loro famiglie, se crolliamo noi avremo troppi specializzati del settore a casa. Il lavoro è un diritto fondamentale della nostra costituzione e noi stiamo lottando per poterlo garantire appena passata questa onda negativa. Per questo le tutele sono urgenti e necessarie! Ovviamente senza le adeguate tutele molti di noi non sono in grado di chiudere e sono quindi costretti a rimanere aperti rischiando la loro salute e quella dei loro dipendenti. Chiediamo una stretta forte e determinata nel tempo ( 2 settimane ) per poter ripartire quanto prima e poter quindi recuperare velocemente quanto perso in questo periodo”. Richieste che vanno oltre le contingenze economiche locali, come spiegano i ristoratori: “Crediamo che le istanze che stiamo avanzando possano rappresentare anche un messaggio forte verso l’estero. I turisti devono quanto prima sapere e convincersi che la diffusione del virus si sta fermando in modo da poter programmare le vacanze estive che solitamente vengono pianificate in questo periodo. Una lenta agonia non serve a nessuno, spengiamo la spina da subito, per un breve periodo, in modo da poterla riattaccare quanto prima possibile. Ma per fare questo abbiamo bisogno di essere sostenuti”.

GONENEWS.IT 10 MAR 2020

CORONAVIRUS, LE RICHIESTE SEI RISTORATORI TOSCANI: “SOSPENSIONE DEI CONTRIBUTI, STOP A ONERI BANCARI”

GONENEWS.IT 21 MAR 2020

I RISTORATORI TOSCANA CHIEDONO MODIFICHE AL DECRETO CURA ITALIA

LA NAZIONE 26 LUG 2020

Ristoranti: «Qui rischiano il posto in 6mila»

Chiedono ‘un anno bianco’ senza tasse, con tutte le scadenze rinviate al 2021. E un accesso immediato al credito bancario

 

CORRIERE FIORENTINO 26 LUG 2020

L’ALLARME DEI RISTORANTI TOSCANI: IN BILICO 25MILA POSTI DI LAVORO

 

LA NAZIONE 30 APR 2020

NARDELLA, UN PIANO PER RIALZARSI

LA NAZIONE 13 MAG 2020

MILLE RISTORATORI ALZANO LA VOCE “AIUTI E REGOLE”

LA NAZIONE 19 MAG 2020

QUEI RISTORANTI A SERRANDE ABBASSATE “SENZA AIUTI APRIRE E’ UN SUICIDIO”

LA NAZIONE 4 GIU 2020

I RISTORATORI TOSCANA: “DA STASERA RIAPRIAMO”

LA NAZIONE 5 LUG 2020

LE CATEGORIE PRODUTTIVE IN PIAZZA “LE ISTITUZIONI DEVONO AIUTARCI”

LA NAZIONE 7 LUG 2020

SOS COMMERCIO “DA QUI A MARZO IL 70% A CASA”

LA NAZIONE 21 APR 2020

INSEGNE ACCESE, RISTORATORI IN TRINCEA